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Stai svanendo sai, ci provo a tenerti,  a ricordare,   cerco quel dolore dello strappo l'odore della tua barba sulla fronte, le mie dita aggrappate ai tuoi capelli, il tocco delle tue carezze, ma stai svanendo. L'incantesimo è rotto. Ci sono altre mani, altra pelle, tocco il piede di un altro nel sonno, e mi piace. Stai svanendo, lo senti quanto è triste, te lo avevo detto, tutto passa. Tristemente,  diventiamo solo ombre.
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La nostra pelle non ha paura. C'è qualcosa di istintivo e familiare nel modo in cui ci dormiamo accanto, nella fame  di carezze e baci, brividi e sussulti, nel tuo sorriso che mi guarda e mi bacia, nelle carezze con cui mi spogli, e poi mi aspetti tremare, negli abbracci con cui mi accogli. È facile, dolce e forte, intenso e semplice. Viviamo con lentezza, appassionata calma  e intensa dolcezza, in quella bolla solo nostra. Inizio a riconoscere i dettagli della tua schiena, la vena del tuo braccio che mi dorme addosso, il respiro del tuo sonno, la tua mano che cerco prima del riposo. Siamo uniti e senza barriere nello spazio tra la veglia e il sonno.
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Ho conservato la ricevuta della posta con la tua scrittura, quella con cui mi hai spedito i libri che ti avevo prestato, è nel cassetto degli asciugamani,  la tua firma, il tuo nome nel mio cassetto, ho trovato due cicche accartocciate nel posacenere fuori al balcone, tracce di te, in me. Mi chiedo se abbia lasciato tracce di me, in te. Le tue mani,  la carezza "stellamia" che mi passavi sul viso, le tue mani, le mie. Saprei riconoscere un pelo della tua barba, un capello, un centimetro di pelle, la tua camminata, la tua voce, tra mille, le cerco, ancora, tra mille, tra i binari della stazione, a Roma, tra milioni di persone. Sento ancora l'odore del tuo sudore, mescolato col m io, ne esiste uno migliore? il tuo sorriso che bacia il mio,  vado avanti, giuro, a volte mi sembra di poter tornare ad avere quelle piccole ali, ricordi? Ma poi torno da te, che non ci sei più, dentro quell'ultimo...
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Siamo sopravvissuti ad un terremoto, viviamo tra le macerie delle nostre vite, tra le rovine dei sogni infranti e i frantumi dei progetti che non realizzeremo. Ci abbracciamo per cacciare via l'angoscia di quello che non c'è più, a volte ci viene persino da sognare ancora, ma ci manca il coraggio, aspettiamo una nuova scossa, non costruiamo più. Beviamo una birra sorridendo, tra la polvere che abbiamo addosso, non ci facciamo neanche più caso, e facciamo l'amore per ricordarci che siamo vivi. Ci stringiamo, ci guardiamo con la fame dei sopravvissuti, dolorosa e intensa, ci riconosciamo.
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Sono allenata a non credere in nulla e nessuno, a pensare sempre al peggio, una dissimulata diffidenza, una rigida disciplina autoinferta per decenni. Dura scorza di ossidiana, lucida, nera, fredda e immobile. All'interno, densa, liquida e profonda, pulsa lava,  intensa e bollente. Scava gallerie, infrange argini, si insinua e scorre lenta,  si affaccia lungo le mie crepe, e a volte dilaga inarrestabile. Densa, intensa goccia di lava.
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Non ci pensi mai alle mie braccia, alle carezze, ai baci, al sesso? Non ti viene un buco nel petto quando pensi che non ci sono più, non ci sarò più, e non hai neanche una lapide dove portare un fiore, e piangere un po'? Non ti senti morire all'idea che qualcun altro mi respirerà, mi toccherà, avrà la mia pelle, e ogni mio liquido? Vorrei la tua capacità di andare oltre. Immagine: Frida Castelli
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Nessuno ci appartiene. Mai. Ci sfioriamo, entriamo in contatto, scambiamo  a volte solo liquidi corporei,  altre emozioni,  si aprono piccoli spiragli,  ci affacciamo all'altro,  percepiamo un'anima,  a volte è solo il nostro rimbombo,  l'eco delle nostre speranze. A volte riusciamo a cogliere qualcosa, piccole reliquie da conservare nel nostro viaggio. Qualcosa che rimane per sempre con noi,  un souvenir,  da attaccare alla parete e dimenticare. Siamo una sola unità  solo  in pochi, fortunati, felici istanti. Poi torniamo ognuno con la propria solitudine.
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Ogni volta che passo per la stazione  rivedo i fantasmi di noi che si stringono davanti a un cappuccino, strappandosi i vestiti  nel bacio piu atteso. Sono belli quei due. Perché la vita va avanti, sì,  l'amore resta.
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Mi manchi che a volte vorrei strapparti da dentro la testa e trascinarti davanti a me e   toccarti finalmente. Continuo a cercare i motivi per cui non sei qui,  sono tutti validi e sensati, me li ricordo tutti,  ma,  cazzo,  mi manchi. Cerco la formula per rinunciare a te, nella testa, nel cuore e nella pelle. Trovo brevi consolazioni,  fugaci,  il tempo che le endorfine svaniscano,  la tua assenza è di nuovo la mia più grande compagnia. Giro con i pensieri intorno alla carne che urla,  snocciolando segreti filosofici di pace,  di qui ed ora,  del sempre bravo ed utile lasciar andare,  ma mi manchi. A volte penso che mi mancherai così per sempre,  che nessuno spezzerà l'incantesimo,  continuerò a sognare le tue mani, le labbra,  le tue braccia in cui mi ricomponevi ogni volta in me stessa,  in cui mi sentivo sciogliere,  diventare liquida di commozione, ...
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Immagine: Gracia Lam - Absence La tua assenza mi strappa la pelle, mi urla addosso questo silenzio in ogni angolo di casa,   in ogni cosa che hai toccato,   in ogni centimetro di me  che ti reclama come un nido di piccole bocche spalancate. La tua assenza mi sveglia di notte e mi scuote in singhiozzi e lacrime calde. Vorrei solo allungare la mano e trovarti. Oppure cancellarti. Ma nessuno è te. Ogni altro viso che incontro mi serve solo a ricordare non è te.
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L'unica cosa di cui ho bisogno quando sto con te  è stare con te. Accanto, addosso, sopra, sotto, intrecciata, incastrata, dentro, intorno. Liquida, solida, aerea. Mi mescolo e perdo i miei confini,  diventano nostri,  mi fondo con te,  divento tutta tua, tu tutto mio. E quando ti lascio,  col tuo profumo addosso, con i tuoi baci sulle labbra,  sono felice , incredula , serena, piena, sazia e insaziabile. Ci sei, anche se non ci sei. E non ho bisogno di tenerti,  per la prima volta nella vita, non possiedo, Amo.
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Scendo nel pozzo profondo dei miei pensieri, dove il caos smette di vorticare inizio a sentire. Dolore, ma anche amore. Tenerezza, dolce commozione, mi coglie all'improvviso, mi sovrasta. Una bolla che mi scoppia in gola e non so trattenere. Sento, mi sento. Sembra la prima volta.
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Mi è arrivato un dono. Non so se lo merito,  mi ha scelto tra mille. È un seme che mette radici,  germoglia e scioglie i miei ghiacciai. Fioriscono lacrime di commozione. Imparo la fiducia, sento  amore pulito, sano, incondizionato. Qualcosa che non credevo esistesse. Mi scuote, mi stravolge,  mi lascia senza pelle. Immagine: copertina del libro "ti dono il mio cuore"  
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Respiro sotto questa pioggia che mi culla,  osservo le mie piccole ali nuove, è dolce questo silenzio, questa nuova calma. Una malinconica e commovente tregua tra le mie battaglie. Immagine:Maria Zeldis
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Due anni fa eri così, un angioletto riccio che aspettava la nascita di un fratellino, non mi sembra possibile che siano passati due anni, i più difficili e faticosi di tutta la mia vita, sono stata così presa dal tenere insieme i pezzi di questa famiglia monca che siamo diventati, che quasi non me li ricordo.  So che a volte vorrei fermarmi un po' e riposare come te in questa foto, ma sono solo attimi, mi fermo e tutta la stanchezza di questi anni mi piove addosso, mi inzuppa di tristezza.  Forse un giorno la avrò di nuovo anche io un po' di pace...ora mi basta che la abbia tu, e tuo fratello.  Voi siete il senso.
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Tu sei il senso...                                           foto di Fibre di Luce

Pensiero per un'amica...

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Stamattina ho contato gli anni, sono diciannove. Tanti.  Eravamo ragazzine acerbe e occhialute con improbabili camicette a quadretti e tutta l'incertezza della pre-adolescenza. Giocavamo a fare le stiliste, e forse è insieme ai n ostri bozzetti colorati che ho scelto la mia strada. Siamo cresciute e non ci siamo perse mai, a volte più lontane, a volte più vicine, ma comunque presenti. Tra 7 giorni ti vedrò camminare lungo la navata e diventare "moglie". E solo il pensiero già mi emoziona. Quello che voglio è che tu sia felice. E comunque ci sarò, come sempre è stato. Immagine: - Due amiche- Giovanni Faccioli

Il Vasaio - Pablo Neruda

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Tutto il tuo corpo ha coppa o dolcezza destinata a me. Quando ascendo la mano trovo in ogni luogo la colomba che mi cercava, come se ti avessero, amore, fatta d'argilla per le mie mani di vasaio. Le tue ginocchia, i tuoi seni, la tua cintura mancano in me come nel vuoto di una terra assetata da cui staccarono una forma, e uniti, siamo completi come un solo fiume, come una sola arena.
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Non ci sono principi nè principesse in questa storia. C'è la nostra realtà. Sei il mio presente e il mio futuro. E il passato è solo il nostro piccolo bagaglio  da ricordare e dimenticare insieme. Sei la mia scelta ogni giorno, ogni notte, ogni sera. Torno da te. E tu da me.  E non c'è altro posto dove vorremmo stare. Non ci sono castelli in questa storia. Solo sogni da condividere. Immagine: Lorenzo Mattotti -Tango-
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Voglio semplicità e parole sincere. Il palmo della tua mano per farmi scaldare. Il tuo sorriso ad accogliermi e le tue braccia per lasciarmi andare. La tua pelle per sceglierti ogni giorno, ancora. Voglio sorrisi e sguardi d’intesa. (NON SEI MIO NEMICO-NON SONO TUA NEMICA) Voglio scelte che ci appartengano. E pane da dividere sulla tavola. Voglio un amore che accetti i limiti e i difetti. E lasci brillare i pregi. E che sia consapevole. Perché un mattino non   sarà mattino e una notte non sarà notte se uno di noi due mancherà. Immagine: -Gordon Bruce-