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Io non so se smetterò mai di sentirmi affogare a fasi alterne al saper nuotare, se farò mai pace con i miei grovigli,  se sarò mai in grado di vivermi serenamente un distacco, o un'assenza,  di dare per scontata una storia  o un sentimento.  Non so se succederà mai. Non so se riuscirò mai a mostrare tutto quel vetro sottile che mi porto dentro,  vorrei poggiarlo tutto fuori,  sotto al sole e lasciarlo brillare.  Sarebbe bellissimo.  Iridescente, di certo. Non so se sarò mai in ordine,  se questo roteante caos mi abbandonerà mai. Non sarò mai giusta, composta, moderata. Vorrei solo essere  con coraggio. E restare,  seduta tra i miei pezzi di vetro e i miei cocci, aggrovigliata e piena di cose affastellate, restare. E trovarti.
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Io sono sempre forte e sola. E non ho mai bisogno di nessuno, perché non voglio. Perché affidarsi significa correre il rischio di essere delusi. E non chiedo mai, perché odio essere rifiutata. Il rifiuto lo sento ovunque, in un tono di voce troppo sommesso, in una risposta lontana, in un sì poco convinto. E allora richiudo tutto, subito, tiro giù ogni muro possibile, e mi rintano di nuovo nel 'non ho bisogno di nessuno'. Io sono forte e sola e non mi serve niente. Però tu sei qui. Mi giro nel letto e trovo una carezza, la tua mano, un bacio. Lo fai anche nella vita, nella mia solitudine e forza, e fatica, mi giro e tu sei accanto a me, sorridi che fai brillare anche il buio più scuro. Fai sembrare facili delle cose difficilissime, porti i miei scatoloni sorridendo, che sembra non pesino niente. E quando poi mi stringi sento tremare tutti i miei muri, che mi aggrappo dentro quell'abbraccio, aspettando il tuono del crollo. È terrificante  e meravigli...
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Le nostre ore, incastrate e singhiozzanti, a volte caotiche, pienissime, a volte vuote, lente, frenetiche. Le nostre ore, preziose. E quei secondi che si dilatano, e diventano tutto. Tipo sulle nostre labbra, tra le dita delle mani, dentro i sorrisi e gli occhi, sulla pelle. Le nostre ore, quando mi sveglio e sei lì, con la schiena piena di luce, con i piedi tra i miei. E i minuti, in cui mi aggrappo a te, e non c'è niente altro, se non noi.
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Ho riascoltato i nostri audio di un anno fa. È tenero e dolce.  Quella sera di un anno fa non potevo sapere e neanche tu. Eravamo solo piccoli imbarazzi e lievi emozioni. Eravamo un abbraccio impacciato,  un grazie che a risentirlo ora riconosco così familiare. Quanti altri imbarazzi e abbracci ci sono stati. E i sorrisi, e i grazie. Lo dico anche stasera, grazie. Per i tuoi sorrisi luminosi, i tuoi occhi nei miei, per i tuoi abbracci che sono casa. Grazie per questi giorni e per tutto quello che sento fiorire quando siamo insieme. "E quando non stiamo insieme  stiamo insieme lo stesso."
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Amo la nostra storia imperfetta, piena di dubbi e vera da fare male, con tutti i desideri di quello che vorremmo essere,  incastrati nella nostra realtà che a volte è un ingranaggio che non gira. Ci sono baci che parlano e sono più coraggiosi di noi, gli abbracci poi, quelli sono la cura per ogni pavidità,  le parole che non sappiamo pronunciare. E ci sono giorni stretti e quelli complici,  gli sguardi che a volte funzionano, e a volte proprio no, progetti strampalati in cui ci ritroviamo sorridendo,  i passi, quelli ci appartengono sempre,  luoghi in cui possiamo restare in silenzio,  sapendo che ci siamo, non dovremmo mai dimenticare di esserne capaci. Passi tremanti, incerti, timorosi, in cui siamo terribilmente reali, in cui non dovremmo smettere di vedere il nostro bello. Dovremmo ricordare di cercarci e stringerci un po' di più.
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Abbiamo iniziato con un giro in moto, Camminato piano e poi veloce, Ci siamo arrampicati in falesia, E scalato una piccola cima, Ciaspolato e campeggiato nella neve, Percorso distanze lunghe e brevi, Abbiamo affrontato salite E corso veloci in bicicletta col sole in faccia. Ci manca solo volare, ma quello sappiamo farlo già, negli abbracci.
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Quando manca poco ad abbracciarti mi manchi più forte. Il cuore scalpita.  Lascio andare l'entusiasmo, il pensiero corre alle tue braccia. E quando finalmente ci sto dentro vorrei fermare il tempo,  allungare le notti, restare nel tuo letto,  preparare il caffè,  mangiarti accanto,  dormirti accanto,  allenarmi con te,  stare dentro le tue mani,  leggere libri mentre lavori,  raccontare cose,  litigare,  ridere,  ubriacarci, fare l'amore,  cucinare, starti accanto come se fosse il mio posto. Mi sorprendo a pensare che è bello. Persino questa speciale,  luminosa normalità  che pensavo di non meritare. E poi devo andare. Rimetto il cuore nel cassetto, ti bacio tanto, tanto, tanto, da tenerti sulle labbra tutti i giorni che mancano. Il nostro tempo mi fa felice.
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La cosa che manca di più sono le tue carezze, e i baci. Dormirti addosso, sentirmi cercare. Ridere. Ridere delle scemenze. Camminare, camminarci accanto, ridere. E poi baciarci. Gli abbracci.  Di quelli che senti che sei nel tuo posto e punto. Le domeniche sul tuo divano, fare l'amore mentre non guardiamo un documentario,  e rimanere stretti, in quell'incastro che è nostro, che ci appartiene. Guardare la luna dal tetto,  seguire i percorsi che fanno le mani sulle nostre strade di pelle,  per tenere ogni centimetro nella testa per quando non ci saremo. La cosa che manca di più, la pelle mia sulla tua, e la testa vuota,  piena solo di noi.
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Ai tempi del coronavirus mi chiedevi "Se fosse la nostra ultima sera insieme, cosa vorresti di speciale?" Niente. Quello che facciamo sempre. Cucinare, ridere, bere vino e fare l'amore. Non per forza in questo ordine. E poi mentre mi addormentavo sulla tua pelle, che mi fa sentire nel mio letto, anche se è il tuo, pensavo,  se fosse la nostra ultima sera insieme,  forse dovrei dirti ti amo almeno una volta, col suono della voce e gli occhi negli occhi, è una di quelle cose che vanno fatte, ai tempi del coronavirus. Ma poi ci stringevamo, e mi sono addormentata, nel tuo letto, sulla tua pelle che ormai è nido, è casa.
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Quelle sere della sera dopo sono strane. C'è il tuo odore sul cuscino, tra le lenzuola, c'è il tocco delle tue mani sulla pelle,  e la nostalgia di te, la mancanza del tuo calore, dei tuoi piedi nel letto, del tuo respiro addosso. Sono solo poche ore. È strano, te l'ho detto. È strano, e bello, e sorrido. Sorrido perché mi manchi.
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Le mie dita hanno aperto sentieri che ormai conoscono a memoria, sanno cosa c'è al prossimo passo,  quale curva segue all'altra, dove troveranno una radura, una cicatrice, una fossetta. E anche quando non sono con te, le mie dita, sanno ricostruire la strada, sanno sentire la tua pelle dentro la mia testa.
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Tu sai farmi carezze nei giorni in cui  pungo come un cactus, sai mostrarmi il lato migliore di me quando io non riesco a trovarlo, sai credere in me, e rendermi migliore. Tu sai baciarmi sulla fronte, e sfiorarmi il viso e poi farmi sentire così bella sotto le tue mani, sai stringermi con silenzi densi, densi di noi, e farmi discorsi con gli occhi tra la gente, e il tuo sorriso sa illuminarmi il cuore. Sai portarmi lontanissimo da me, e farmi ritrovare. Sai tenermi, ed io  dentro le tue braccia, addosso ai tuoi occhi, io posso restare.
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Io me lo ricordo quando dormivamo tutti aggrappati, voi a me, ma soprattutto io a voi. Me le ricordo quelle sere di storie e storie, di abbracci e latte, in cui cercavo di non naufragare tra le macerie del mio cuore. Non ho mai ceduto, mai, mai.  Ho tenuto botta, non mi sono concessa più dolore dell'inevitabile, non ho mai mollato un passo, ero una roccia, anche se dentro mi sentivo un mucchio di cenere. E ora che mi sento fuori da questo terremoto, mi guardo indietro e mi sento tremare, mi chiedo come ho fatto, mi dico "davvero ho passato quel baratro là". E quasi mi commuove la forza che vedo, ed ora che posso permettermi di crollare ogni tanto, mi stupisco, ma alla fine so che ce l'ho fatta per quelle manine che sembravano aggrapparsi a me, ma in realtà mi tenevano su. E anche se ora non dormiamo più tutti insieme come un groviglio, le vostre morbidezze e il vostro amore sono le cose che più mi hanno cambiato nella vita. E anche quel naufragare e ri...
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Ci sono poche persone con cui si può condividere un silenzio assordante senza aver bisogno di riempirlo di vuoto. Sono le stesse con cui condividi i silenzi di sguardi,  quelli degli abbracci,  sono quelle con cui in silenzio ti scambi il mondo di emozione che ti vola nella pancia. Ci sono silenzi che ti fanno sentire respiro, molecola di universo, parte di tutto.
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Hai fatto caso che la curva della tua schiena è ideale per accogliere quella del mio sedere? Hai fatto caso che la tua pelle sembra fatta apposta per stare sopra la mia? E che la linea del tuo collo è giusta, giustissima per posarci i miei baci? Hai fatto caso che dentro le tue mani ogni pezzo di me si incastra perfettamente? Sarà per questo che dentro le tue braccia penso solo che sono esattamente dove dovrei essere.
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Sai che sono un caos. Mi si intrecciano i pensieri,  esplodono le valigie, accumulo disordine ovunque. A volte faccio elenchi,  tentativi di ordine che spesso abbandono. Ho provato a farne uno anche sulle cose che amo di te. Ma escono solo banalità, cose talmente evidenti. Allora volevo provare a fare un elenco delle cose che non amo di te. Ma ho capito che ogni parte di te è te. E non riesco a dividere in un elenco, te. A volte persino non riesco a dividere te da me quando sto con te. Alla fine è un groviglio di cose anche il noi. Fa pendant con il mio caos.
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E' quando peso le parole che capisco quanta cura sto mettendo, è quando resisto ai miei bozzoli neri, alle paure, all'ansia. Come quel giorno che mi hai portato ad arrampicare e morivo di paura, ma continuavo a salire, perché tu mi tenevi, perché io guardavo giù e c'erano i tuoi occhi. E' quando cerco di essere più nuda che riesco, il più nuda da vestita, anche se non canto con te, che sento quanto sia qui accanto a te. Resto, con tutti i miei buchi neri e i miei difetti, con tutta la fatica dei miei muri, e non ho bisogno di nulla quando trovo i tuoi occhi che mi tengono.
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La mattina svegliarsi con le tue mani addosso, con la faccia incastrata nel tuo petto, e sopra la tua pelle la mia, che sembra non esista un posto migliore. E a volte me lo chiedo,  come è possibile che dentro le tue mani io diventi così bella. E poi ti chiamo amore,  solo quando facciamo l'amore, e sarebbe bello sai riuscire a farlo anche da vestiti, in fondo l'amore lo facciamo in altri mille modi, dentro gli sguardi e i passi, o litigando per restare al freddo e tenere l'altro al caldo, prendendo in giro il mio disordine, ed il tuo ordine. E la sera stringersi, a volersi perdere,  e addormentarsi ritrovati, che quasi viene nostalgia del letto quando ce ne andiamo.
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L'amore è sopravvalutato, è un sussurro da trattenere, un'emozione che ti sfarfalla addosso. L'amore è un battito che poi passa, è un'idea da rincorrere, un fulmine da aspettare. È una promessa a cui tanto non credi più, è un progetto che non vuoi fare. L'amore è un'invenzione dei poeti, è un luogo comune. Amore è solo una parola, a riempirla servono gesti, persone, sguardi, cura. Amore è dove non si dice, si fa.
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Abbiamo uno spiccato senso dell'umorismo, ridiamo per le stesse scemenze, tanto, ci perdiamo in filosofie spicciole, abbiamo sguardi che sanno parlarsi, abbracci stretti in cui fare pace, abbiamo paure vicine e a tratti opposte, baci interminabili, piccole routine, tipo fare l'amore e poi addormentarsi al tre, intrecciati come un cesto di vimini. Abbiamo incastri da rincorrere, chilometri da percorrere, non solo a piedi,  cuori timorosi,  silenzi tenaci. Abbiamo un noi, e quando ci penso mi sorprende, mi tremano le gambe, ma poi penso al mio posto dentro le tue braccia, e trovo ancora una punta di coraggio.