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  Di giorno ti guardo fare cose con il tuo sorriso che illumina il mondo, con la leggerezza con cui cammini, ma io lo so quanto è profondo  il lavoro che ci metti.   Di giorno incrocio il tuo sguardo e sono grata alla vita,  perché ti sono accanto, e sono grata a te  perché mi sei accanto.   Di giorno mi lascio guidare in cose difficili che fai sembrare facili, e a volte scendo,  perché non sempre sono capace, e non mi ci sento quasi mai.   La notte sono solo fragile e nuda. Non riesco più a nascondere i nodi, e mi aggrappo e scappo insieme.   Ti tengo la mano mentre dormi, come fanno i bambini,  mi aggrappo alle tue gambe quando mi sento alla deriva, mi nascondo nel tuo collo per respirarti, e a volte quando tutto questo mi sovrasta  ed è troppo, me ne scappo all'angolo del letto  per paura di andare in mille pezzi  tra le tue mani, che magari mi pensi forte...
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Con te i giorni sono pieni di avventure e i cieli stellati magie da condividere, le albe uno spettacolo da conquistare, ogni cima raggiunta una vittoria comune. Tu mi insegni che la quotidianità non è per forza sfiorire. L’amore con te è sempre amore, svegliarmi sulla tua schiena mi rende felice, e grata. E nei tuoi abbracci ho conosciuto la bellezza del restare.  
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 A dire ti amo quando si fa l'amore è troppo facile. Sembra una cosa di una certa solennità, da non banalizzare, e neanche esagerare, o sbagliare i tempi. Arriva con la forza del pensiero, che quando sono tra le tue braccia siamo un solo respiro. A dire ti amo quando hai avuto una giornata storta, o dopo aver litigato, quando non si è d'accordo, o si lavora troppo,  e ci si rincorre tra gli incastri di queste vite un po' sbilenche, allora sì, bisognerebbe essere capaci. Ma non lo sono. Però lo so,  e a volte mi sale un sorriso sulla faccia  mentre lo penso, quando sono in macchina, tra un appuntamento e l'altro, penso all'amore, a noi, alla tua schiena, alla mia pelle dentro le tue mani, ai nostri corpi che sono uno solo, a te in cucina,  alle stelle cadenti dentro un oblò, al sonno, ai passi, a noi, e lo so. E prima o poi saprò anche a dirlo. Non solo con i baci.
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L'amore con te mi fa naufragare. Mi aggrappo così stretta per paura di perdermi chissà dove  e non trovarmi più. Invece sono dentro le tue mani. E non conosco un posto più felice.
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 Tu sei quello  che l'amore lo mette  nelle candele accese a tavola nel vino versato, nel cibo, soprattutto, ingrediente segreto. Tu sei quello che l'amore lo mette nelle vette da scalare insieme, nei passi coordinati, negli aperitivi nel camper, nei panorami conquistati, nel mostrarmi la strada e  intanto aspettare che trovi la mia. Lo metti nella pazienza di ascoltare, nell'impegno di migliorare sempre, nei passi di ogni giorno per venirmi incontro, anche se a volte non capisci, o sono strana, l'amore è nella mano sempre tesa, a dire sono qui. È nelle telefonate del mattino che non faccio mai, è nel messaggio della buonanotte, anche se sai che dormo già, nei tuoi occhi nello specchio mentre mi trucco. L'amore è nelle carezze, negli abbracci che sanno stringermi da sciogliere i ghiacciai più antichi, è nei baci,  nelle mattine a non alzarsi per rimanere ancora intrecciati, ancora un po'. Il tuo amore è nella mia malinconia, ogni volta che ti saluto, ogni sera c...
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Quando mi baci accarezzandomi il viso penso che sia l'universo che mi ripaga di ogni dolore, non so resistere. Dormirti addosso sei notti, svegliarmi con te, infilarmi nel tuo abbraccio, dividere la colazione e la cena, cucinare insieme, è stato un regalo di settembre. Dividere lo spazio e sentirlo moltiplicarsi collezionare i baci del buongiorno e  della buonanotte, quelli veri, uscire di casa sapendo che la sera avrei trovato di nuovo le tue braccia, assaporare quella normalità così lontana, quasi dimenticata, rinchiusa in fondo a una scatola sigillata, e che fa così paura, eppure è stato così semplice. Semplice e felice, così è tra me e te. Come mettere un passo dopo l'altro.
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Un anno fa avevo baci accumulati, incerti, insicuri e un po' timidi. Oggi conto le ore che mi separano da casa. Che non è un posto. Aspetto felice i giorni nostri, i soliti, gli incastri, di ore e giorni, di gambe e braccia, i chilometri, i passi, le borse sempre da disfare. Alla notte mancano le carezze, ai risvegli, gli abbracci, alle mie dita, la tua pelle. Non ho baci accumulati, ho bisogno di tornare a casa. Che è ovunque ci sia io addosso a te.
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Amo le foto dei nostri passi. Quelli nel fango,in montagna, sullo sterrato o sull'asfalto. Amo le foto delle nostre scarpe  che riposano vicine. Mi ricordano la strada fatta insieme, la fatica, la gioia, i sorrisi e i baci. Ci somigliano.
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Io non so se smetterò mai di sentirmi affogare a fasi alterne al saper nuotare, se farò mai pace con i miei grovigli,  se sarò mai in grado di vivermi serenamente un distacco, o un'assenza,  di dare per scontata una storia  o un sentimento.  Non so se succederà mai. Non so se riuscirò mai a mostrare tutto quel vetro sottile che mi porto dentro,  vorrei poggiarlo tutto fuori,  sotto al sole e lasciarlo brillare.  Sarebbe bellissimo.  Iridescente, di certo. Non so se sarò mai in ordine,  se questo roteante caos mi abbandonerà mai. Non sarò mai giusta, composta, moderata. Vorrei solo essere  con coraggio. E restare,  seduta tra i miei pezzi di vetro e i miei cocci, aggrovigliata e piena di cose affastellate, restare. E trovarti.
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Io sono sempre forte e sola. E non ho mai bisogno di nessuno, perché non voglio. Perché affidarsi significa correre il rischio di essere delusi. E non chiedo mai, perché odio essere rifiutata. Il rifiuto lo sento ovunque, in un tono di voce troppo sommesso, in una risposta lontana, in un sì poco convinto. E allora richiudo tutto, subito, tiro giù ogni muro possibile, e mi rintano di nuovo nel 'non ho bisogno di nessuno'. Io sono forte e sola e non mi serve niente. Però tu sei qui. Mi giro nel letto e trovo una carezza, la tua mano, un bacio. Lo fai anche nella vita, nella mia solitudine e forza, e fatica, mi giro e tu sei accanto a me, sorridi che fai brillare anche il buio più scuro. Fai sembrare facili delle cose difficilissime, porti i miei scatoloni sorridendo, che sembra non pesino niente. E quando poi mi stringi sento tremare tutti i miei muri, che mi aggrappo dentro quell'abbraccio, aspettando il tuono del crollo. È terrificante  e meravigli...
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Le nostre ore, incastrate e singhiozzanti, a volte caotiche, pienissime, a volte vuote, lente, frenetiche. Le nostre ore, preziose. E quei secondi che si dilatano, e diventano tutto. Tipo sulle nostre labbra, tra le dita delle mani, dentro i sorrisi e gli occhi, sulla pelle. Le nostre ore, quando mi sveglio e sei lì, con la schiena piena di luce, con i piedi tra i miei. E i minuti, in cui mi aggrappo a te, e non c'è niente altro, se non noi.
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Ho riascoltato i nostri audio di un anno fa. È tenero e dolce.  Quella sera di un anno fa non potevo sapere e neanche tu. Eravamo solo piccoli imbarazzi e lievi emozioni. Eravamo un abbraccio impacciato,  un grazie che a risentirlo ora riconosco così familiare. Quanti altri imbarazzi e abbracci ci sono stati. E i sorrisi, e i grazie. Lo dico anche stasera, grazie. Per i tuoi sorrisi luminosi, i tuoi occhi nei miei, per i tuoi abbracci che sono casa. Grazie per questi giorni e per tutto quello che sento fiorire quando siamo insieme. "E quando non stiamo insieme  stiamo insieme lo stesso."
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Amo la nostra storia imperfetta, piena di dubbi e vera da fare male, con tutti i desideri di quello che vorremmo essere,  incastrati nella nostra realtà che a volte è un ingranaggio che non gira. Ci sono baci che parlano e sono più coraggiosi di noi, gli abbracci poi, quelli sono la cura per ogni pavidità,  le parole che non sappiamo pronunciare. E ci sono giorni stretti e quelli complici,  gli sguardi che a volte funzionano, e a volte proprio no, progetti strampalati in cui ci ritroviamo sorridendo,  i passi, quelli ci appartengono sempre,  luoghi in cui possiamo restare in silenzio,  sapendo che ci siamo, non dovremmo mai dimenticare di esserne capaci. Passi tremanti, incerti, timorosi, in cui siamo terribilmente reali, in cui non dovremmo smettere di vedere il nostro bello. Dovremmo ricordare di cercarci e stringerci un po' di più.
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Abbiamo iniziato con un giro in moto, Camminato piano e poi veloce, Ci siamo arrampicati in falesia, E scalato una piccola cima, Ciaspolato e campeggiato nella neve, Percorso distanze lunghe e brevi, Abbiamo affrontato salite E corso veloci in bicicletta col sole in faccia. Ci manca solo volare, ma quello sappiamo farlo già, negli abbracci.
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Quando manca poco ad abbracciarti mi manchi più forte. Il cuore scalpita.  Lascio andare l'entusiasmo, il pensiero corre alle tue braccia. E quando finalmente ci sto dentro vorrei fermare il tempo,  allungare le notti, restare nel tuo letto,  preparare il caffè,  mangiarti accanto,  dormirti accanto,  allenarmi con te,  stare dentro le tue mani,  leggere libri mentre lavori,  raccontare cose,  litigare,  ridere,  ubriacarci, fare l'amore,  cucinare, starti accanto come se fosse il mio posto. Mi sorprendo a pensare che è bello. Persino questa speciale,  luminosa normalità  che pensavo di non meritare. E poi devo andare. Rimetto il cuore nel cassetto, ti bacio tanto, tanto, tanto, da tenerti sulle labbra tutti i giorni che mancano. Il nostro tempo mi fa felice.
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La cosa che manca di più sono le tue carezze, e i baci. Dormirti addosso, sentirmi cercare. Ridere. Ridere delle scemenze. Camminare, camminarci accanto, ridere. E poi baciarci. Gli abbracci.  Di quelli che senti che sei nel tuo posto e punto. Le domeniche sul tuo divano, fare l'amore mentre non guardiamo un documentario,  e rimanere stretti, in quell'incastro che è nostro, che ci appartiene. Guardare la luna dal tetto,  seguire i percorsi che fanno le mani sulle nostre strade di pelle,  per tenere ogni centimetro nella testa per quando non ci saremo. La cosa che manca di più, la pelle mia sulla tua, e la testa vuota,  piena solo di noi.
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Ai tempi del coronavirus mi chiedevi "Se fosse la nostra ultima sera insieme, cosa vorresti di speciale?" Niente. Quello che facciamo sempre. Cucinare, ridere, bere vino e fare l'amore. Non per forza in questo ordine. E poi mentre mi addormentavo sulla tua pelle, che mi fa sentire nel mio letto, anche se è il tuo, pensavo,  se fosse la nostra ultima sera insieme,  forse dovrei dirti ti amo almeno una volta, col suono della voce e gli occhi negli occhi, è una di quelle cose che vanno fatte, ai tempi del coronavirus. Ma poi ci stringevamo, e mi sono addormentata, nel tuo letto, sulla tua pelle che ormai è nido, è casa.
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Quelle sere della sera dopo sono strane. C'è il tuo odore sul cuscino, tra le lenzuola, c'è il tocco delle tue mani sulla pelle,  e la nostalgia di te, la mancanza del tuo calore, dei tuoi piedi nel letto, del tuo respiro addosso. Sono solo poche ore. È strano, te l'ho detto. È strano, e bello, e sorrido. Sorrido perché mi manchi.
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Le mie dita hanno aperto sentieri che ormai conoscono a memoria, sanno cosa c'è al prossimo passo,  quale curva segue all'altra, dove troveranno una radura, una cicatrice, una fossetta. E anche quando non sono con te, le mie dita, sanno ricostruire la strada, sanno sentire la tua pelle dentro la mia testa.
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Tu sai farmi carezze nei giorni in cui  pungo come un cactus, sai mostrarmi il lato migliore di me quando io non riesco a trovarlo, sai credere in me, e rendermi migliore. Tu sai baciarmi sulla fronte, e sfiorarmi il viso e poi farmi sentire così bella sotto le tue mani, sai stringermi con silenzi densi, densi di noi, e farmi discorsi con gli occhi tra la gente, e il tuo sorriso sa illuminarmi il cuore. Sai portarmi lontanissimo da me, e farmi ritrovare. Sai tenermi, ed io  dentro le tue braccia, addosso ai tuoi occhi, io posso restare.